Mosca blocca WhatsApp: la Russia accelera verso un Internet sovrano
Meta Platforms vede il proprio servizio di messaggistica principale, WhatsApp, diventare inaccessibile in Russia. Le autorità di regolamentazione russe hanno ufficialmente bloccato la piattaforma, interrompendo l’accesso per decine di milioni di utenti.
La decisione rappresenta un ulteriore passo nella strategia di Mosca volta a rafforzare il controllo statale sulle infrastrutture digitali e a ridurre la dipendenza dalle piattaforme occidentali.
Le motivazioni ufficiali del blocco
Secondo le autorità russe, la misura è stata adottata perché Meta non avrebbe adeguato il funzionamento di WhatsApp alle normative locali. Dopo precedenti avvertimenti e limitazioni parziali, è stata quindi applicata la sospensione totale del servizio.
Già nell’agosto dell’anno precedente la Russia aveva limitato alcune funzionalità della piattaforma, rendendo indisponibili le chiamate vocali e video. I messaggi di testo erano rimasti operativi fino all’introduzione del blocco completo.
Le attività di Meta in Russia sono da tempo sotto forte pressione normativa, con classificazioni giuridiche che consentono interventi restrittivi più severi.
Un modello ispirato alla Cina
L’approccio russo presenta evidenti analogie con il modello di governance digitale adottato dalla China. I pilastri di questo modello includono:
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Blocco delle principali piattaforme straniere
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Promozione di alternative nazionali controllate dallo Stato
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Centralizzazione del traffico Internet
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Rafforzamento delle capacità di monitoraggio
L’obiettivo dichiarato è garantire la sovranità digitale e la possibilità di isolare l’infrastruttura nazionale dal resto della rete globale, qualora necessario.
La piattaforma nazionale MAX
Parallelamente al blocco di WhatsApp, le autorità russe stanno incentivando l’uso della piattaforma nazionale MAX. Sviluppata e gestita sotto supervisione statale, MAX integra funzioni di messaggistica con servizi pubblici digitali.
Questa integrazione tra comunicazione e servizi governativi mira a creare un ecosistema digitale centralizzato. Il modello ricorda le cosiddette “super app” asiatiche, dove messaggistica, pagamenti e servizi amministrativi convivono in un’unica piattaforma.
La legge sull’Internet sovrano
Il quadro normativo che sostiene questa strategia risale al 2019, con l’approvazione della legge sull’“Internet sovrano”. Tale normativa prevede misure per garantire il funzionamento autonomo dell’infrastruttura Internet russa.
Tra gli elementi principali:
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Instradamento nazionale del traffico dati
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Punti di controllo centralizzati
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Obbligo di conservazione dei dati all’interno del Paese
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Preparazione tecnica all’isolamento dalla rete globale
L’attuazione di queste misure è stata accelerata dalle tensioni geopolitiche degli ultimi anni.
Altre piattaforme già limitate
WhatsApp si aggiunge a un elenco crescente di servizi occidentali soggetti a restrizioni in Russia:
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Instagram
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Facebook
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YouTube
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Snapchat
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Telegram
Anche Telegram, fondato da un imprenditore di origine russa, ha affrontato pressioni regolatorie, a dimostrazione che il criterio principale rimane l’aderenza alle normative nazionali.
Impatti per utenti e imprese
WhatsApp era ampiamente utilizzato in Russia per comunicazioni personali e professionali. Il blocco incide su:
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Comunicazioni internazionali
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Coordinamento aziendale
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Lavoro remoto
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Messaggistica cifrata
È probabile un aumento dell’uso di VPN nel breve periodo, anche se tali strumenti sono anch’essi soggetti a controlli crescenti.
Verso un Internet frammentato
Il blocco di WhatsApp evidenzia una tendenza globale alla frammentazione della rete, spesso definita “splinternet”. Gli Stati cercano maggiore controllo sui flussi di dati, mentre le aziende tecnologiche devono confrontarsi con normative sempre più divergenti.
La Russia prosegue quindi lungo un percorso di sovranità digitale strutturata, con potenziali implicazioni a lungo termine per l’equilibrio tra apertura globale e controllo nazionale.
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